5 – 26 maggio Spazio Espositivo Firenze; 2 giugno – 8 luglio Spazio Espositivo Pietrasanta

L’ intenzione di questa mostra, che presenta artisti toscani attivi dal dopoguerra a oggi fra contigue tendenze, non è fare una somma collettiva di autori più o meno disposti sull’asse del mercato. Piuttosto abbiamo cercato di definire una linea attraverso il tempo che qualifichi l’ astrattismo degli ultimi settant’anni al di fuori delle etichette tout court di “avanguardia” o “sperimentazione formale”, poiché oggi non si tratta più di una corrente, ma di un linguaggio autonomo, uno tra i vari che costituiscono il complesso assunto dell’arte contemporanea.

Opere degli artisti selezionati per la mostra:

  • Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi, Mario Nuti (Firenze Astrattismo classico); Dal 1948 al 1950 elaborarono ognuno secondo propri ma non troppo dissimili ritmi, composizioni geometriche che si orientavano alla ricerca del colore puro, la struttura, lo spazio, i moduli ritmici, le tensioni interne.
  • Alberto Moretti (1922 – 2012). Dall‘intensità di violente tensioni cromatiche Moretti approda negli ultimi anni a un disposizione della pagina più sfumata e quasi gestuale, come fosse un colpo d’ala finale.
  • Walter Fusi (1924 – 2013) con la sua opera rappresenta il proficuo inserimento di un complesso corredo emotivo all’ interno delle dinamiche astratte, merito di un percorso inverso, dall’informale all’ astratto geometrico, rispetto agli altri. La collaborazione con la galleria L’Indiano, dove si incontravano gli artisti astratti, ma anche figurativi come Ottone Rosai, lo fece approdare a un’ astrazione intima e lirica dove ben presto scompare, o viene metabolizzato, l’ordine compositivo dell’astrazione geometrica per far emergere la forma – colore.
  • Riccardo Guarneri (1933); Il temperamento lirico ha allontanato presto l’artista dall’esperienza informale, facendogli preferire una pagina in cui percezione e contemplazione potessero esprimere quanto di accessibile ci sia ancora per l’ uomo contemporaneo nel rapporto con gli eventi determinati dal rapporto colore – luce. Nella sua adesione alla pittura analitica, la forma non viene descritta o delimitata, ma dissolta nel colore nel tentativo di avvicinarsi al senso di una realtà sfuggente.
  • Alberto Gallingani (1938); Pittoricamente irruente è caratterizzata da una costante energia compositiva. L’ artista lavora alla fusione dell’immagine informale con la metrica delle proprie intuizioni della realtà, dello spazio. E la materia informale, giocata soprattutto fra i bianchi, i neri e i grigi, gli serve per dare rilievo e affondare quei segni provenienti da una rabbia quasi arcaica: pennellate ruvide e impetuose per difendere gli ultimi avamposti di umanità.
  • Andrea Chiarantini (1951); Dopo la stagione dell’informale ci si rende conto che la storia del mondo può essere raccontata al di fuori del senso “finito” e dell’involucro descrittivo, al di là dello schema rigidamente astratto, coglie in questo discrimine il movente per trasformare il segno in luce, per oltrepassare i limiti della forma. Il suo lavoro libera la materia e il segno dal loro contenitore, poiché viene tenuta presente la possibilità di esprimere forme – immagini e luci con libero gesto: ne deriva la capacità di utilizzare archetipi e memorie visive senza alcun vincolo cronologico, seguendo un flusso unicamente interiore e individuale.
  • Luca Brandi (1961), depurato il suo lavoro da ogni istanza teorica, presenta un approccio formale di tipo minimale, se vogliamo addirittura ieratico, ma non privo di vibrazioni interne. Infatti la sua pagina è frutto di stratificazioni e racchiude una storia non raccontata. Dai monocromi con bagliori metallici ai rilievi appena percettibili della materia, come fremiti sotto pelle, Brandi comunica il fascino dell’imperscrutabile, delle emozioni  che cadono sotto il controllo dell’Io e che pure si agitano e gridano sotto la superficie.