Firenze, 2 dicembre 2017 – 6 gennaio 2018

Nato nella città del rinascimento nel 1970, inizia la sua formazione artistica studiando l’oreficeria all’Istituto d’Arte di Firenze dove si diploma nel 1989. Una antica tradizione fiorentina, l’oreficeria è una sorta di pietra miliare nell’educazione artistica dei pittori e scultori. Da secoli giovani maestri come Botticelli, Cellini, e Donatello furono istruiti nelle botteghe orafe, sviluppando la loro maestria nel disegno e nella composizione. Il buon occhio dell’orafo per i dettagli che si manifesta nei paesaggi e nelle nature morte, si dilata fino a curare la luce, l’ombra, i riflessi.

Il suo rapporto intimo con la natura che coltivò da bambino vivendo la campagna, si manifesta nelle sue caratteristiche scene toscane, spesso dedicate al patrimonio naturale nascosto di questa regione, realizzate en plein air. Da sempre ispirato dai Macchiaioli, predilige la pittura ad olio e dipinge su tavola. Inoltre Mario adopera la spatola e altre tecniche specifiche di pittura ad olio che consentono colori più accesi, e una pittura più materica e dinamica.

Minarini studia poi la tecnica della pittura ad olio presso il maestro Alessandro Berti e la figura alla Scuola libera del nudo all’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la direzione di Sandra Batoni, e nel 2005 si inserisce nel gruppo G.Mazzon dove conosce Osvaldo Curandai, artista con il quale si perfeziona.

Nel 2008 vince il “Fiorino d’Argento” nell’ambito del Premio Firenze, cerimonia tenuta nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, con l’opera                  “Manichino Uomo”. Minarini ha tenuto mostre personali in musei e istituti culturali importanti in Italia, Inghilterra, e Messico, nonché i suoi quadri costituiscono collezioni private in tutto il mondo.

Adora la poesia, che cerca di rispecchiare nelle sue opere, soprattutto quelle di piccola dimensione: delle piccole poesie senza parole. La sua espressione si basa sull’estetica classica, e sceglie di evidenziare la bellezza che viene spesso ignorata negli oggetti e luoghi quotidiani, intanto tirando fuori la dualità contraddittoria della luce e l’ombra che si mescola nel nostro quotidiano, curando i contrasti tra le luci e le ombre presenti in tutte le cose.